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17 ottobre 2013

Two strangers, one a little stranger than the other

La sindrome di Asperger è una forma di autismo. Chi sviluppa questa sindrome trova difficoltà nelle relazioni sociali, nel capire il linguaggio non verbale, ma soprattutto tende a interessarsi in maniera quasi maniacale ad argomenti circoscritti. Queste persone non presentano nessun ritardo mentale o linguistico ma paradossalmente sviluppano capacità razionali ed intellettive talvolta fuori dalla norma, proprio per questo da alcuni scienziati viene definita la malattia dei geni. Si sospetta ne soffrissero anche Mozart, Darwin, Einstein e Bill Gate.
Adam, ingegnere elettronico, sincero, intelligente, goffo ed impacciato soffre di una lieve forma della sindrome di Asperger che lo ha portato a sviluppare una profonda e viscerale passione per l'astronomia.
In seguito alla morte del padre si trova a dover affrontare la vita senza un reale punto di riferimento, fino a quando incontra Beth, una giovane e dolce scrittrice di libri per ragazzi, trasferitasi da poco nell'appartamento vicino al suo. Inizia così una strana amicizia e un'inconsueta storia d'amore che porta entrambi a conoscere nuovi modi di vedere le cose e di rapportarsi alla vita.

Il Piccolo Principe non è solo un libro per bambini, è un vero gioiello della letteratura e questo film se ne serve per raccontare due mondi paralleli, due sensibilità diverse che conservano un grande pregio: quello di non fermarsi alla superficie, di andare oltre i pregiudizi o i proprio limiti. Proprio grazie a questa capacità Beth riesce ad innamorarsi del protagonista. In fin dei conti anche se qui è portato all'estremo è una cosa che cerchiamo di fare tutti: stabilire una connessione con un'altra persona che ha una visione del mondo del tutto personale e talvolta completamente diversa dalla nostra.
A rendere tanto gradevole la visione della pellicola non è sicuramente l'originalità della storia - che a tratti cede ad alcuni snodi narrativi evitabilissimi e poco creativi -  ma la delicatezza e la leggerezza dei personaggi, il giusto valore dei silenzi e la scelta di non dare un vero e proprio lieto fine alla loro relazione sentimentale, rimanendo così più fedele alla realtà. Un film che si muove tra stelle, pianeti e fiabe, che invita a non sottostare alle convenzioni sociali.

16 ottobre 2013

Distacco dalla realtà

Henry è "il miglior supplente di letteratura tra gli insegnanti disoccupati", un uomo che ha fatto della solitudine e del distacco dal mondo un guscio per proteggersi non solo dall'esterno ma soprattutto da un passato difficile che gli ha lasciato dentro solo tanta sofferenza. Ma quando si trova a dover lavorare in una degradata scuola di periferia, è costretto a fare i conti con una serie di storie e situazioni così drammatiche e sconvolgenti da sentirsi in dovere di cambiare qualcosa nella sua vita. Il distacco che lo ha aiutato a non sprofondare nella realtà soffocante dell'epoca, ora è diventato solo un ostacolo verso una vita più serena. E in questo processo saranno determinanti i ragazzi della scuola dove lavora ma in soprattutto Erica e Meredith così diverse tra loro ma al tempo stesso uguali, impaurite e fragili.

Detachment è un film che racconta e analizza il costante senso di smarrimento ed emarginazione che tutti - giovani e non - hanno provato, attraverso un microcosmo scolastico che evidenzia l'importanza fondamentale di una guida nella vita «una persona che ti aiuti a capire, ad accettare la complessità del mondo in cui viviamo».
Nessun colore, nessun senso di sollievo e nessuna via di fuga dalla costante oppressione che si respira durante la visione. Bellissima interpretazione di Adrien Brody, che avevo lasciato nei panni di un simpaticissimo Dalì e che ritrovo in questo film così tragico e duro.
Il risultato finale è un quadro della realtà drammatico, forse estremo, nel quale il regista eccede in pessimismo ma comunque sincero. Specchio di una generazione privata di certezze, della capacità di pensare e capire "preservando la mente" grazie alla lettura, di rispetto verso se stessi e verso chi cerca, nonostante tutto, di migliorare le cose. La tristezza atavica che si respira, non è vuota, al contrario, è carica di tante verità e spunti di riflessione che scuotono e colpiscono profondamente. Sicuramente un film non adatto a tutti.