ஐ Dolce, colorato e golosissimo. No, non parlo di un macarons e nemmeno di un cupcake. Tra le meravigliose sequenze dell'ultimo film di Wes Anderson sicuramente avrà catturato la vostra attenzione questa piccola delizia: una torretta di bignè ricoperta di glassa di burro farcita al cioccolato. Si chiama courtesan au chocolat ed è un dolce talmente tanto zuccherino da far cariare un dente anche solo a vederlo, ma al quale i protagonisti non sanno proprio resistere. Ma come si prepara questa bontà? Grazie a questo video troverete la risposta che stavate cercando. Bon appétit!
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24 aprile 2014
23 aprile 2014
The Grand Budapest Hotel - Wes Anderson colpisce ancora

«Vedete, ci sono ancora deboli barlumi di civiltà lasciati in questo mattatoio barbaro che una volta era conosciuto come umanità. Infatti è quello che abbiamo a disposizione nel nostro modesto, umile, insignificante ... oh, fanculo! ».
Andare al cinema per vedere un film di Wes Anderson è un po' come andare nel proprio ristorante preferito. Sai benissimo quali sono i piatti più gustosi, conosci a memoria il menù, il personale è sempre lo stesso da anni, eppure nonostante tutto sembri sempre uguale a se stesso ci torni, non solo perché sai di poter trovare in quel posto un'atmosfera accogliente e familiare ma soprattutto perché, nonostante il fatto che il menù non cambi mai e tu conosci tutti i piatti a memoria, lo chef troverà ugualmente un modo per stupirti, regalandoti per l'ennesima volta un'esperienza assolutamente gradevole e irripetibile, che ti spingerà a tornare presto al ristorante.Il cinema di Wes Anderson per me è tutto questo.
The Grand Budapest Hotel è un gran bel film, uno di quelli che non ti fanno assolutamente pentire di aver pagato il biglietto all'ingresso, che ti fanno uscire dalla sala cinematografica con il sorriso stampato sulle labbra e soprattutto con la soddisfazione di aver goduto, una volta tanto, di una bella pellicola.
Gli elementi tipici del cinema di Anderson ci sono tutti: l'attenzione maniacale per i dettagli, le inquadrature perfettamente simmetriche, i colori pastello dal retrogusto vintage, gli attori "feticcio" (quelli che per intendersi, pur di poter lavorare nuovamente con il regista, si accontentano di apparire sul grande schermo anche solo per pochi minuti) e una trama semplice ma d'effetto. Tutti questi elementi concorrono a creare una sorta di continuità stilistica senza però lasciare allo spettatore la sensazione di aver visto un film uguale a quelli precedenti.
Una pellicola eccentrica, veloce, assolutamente brillante, raffinata, intelligente e sorprendentemente divertente grazie alle sue gag surreali farcite di leggerezza. Non mancano gli omaggi ad un certo tipo di comicità tipica del cinema d'epoca, da Chaplin a Wilder, senza però subirne l'influenza: lo spettatore infatti rimane per tutto il tempo della visione ancorato in un universo tipicamente andersiano.
Insomma un bel film che sicuramente vi regalerà due ore di puro piacere. Io personalmente credo che a questo giro farò il bis ... Del buon cinema non mi stanco mai. Dunque, se ancora non lo avete visto, non mi resta che consigliarvelo "profumatamente"!
17 marzo 2014
Vorrei vivere in un film di Wes Anderson
Il disturbo di Wes Anderson, meglio conosciuto come sindrome W.A. era una patologia non molto diffusa fino a qualche anno fa e per questo sottovalutata e di scarso interesse pubblico. Oggi invece le persone affette da questa sindrome sono in continuo aumento. Tutte le autorità in campo medico sono in allerta e i sistemi sanitari ancora non del tutto preparati. Io ne sono felicemente affetta da un paio di anni.
Chiaramente la sindrome di W.A non fa discriminazione alcuna e colpisce a prescindere dalla classe sociale, dall'età, dal sesso e dalla professione, anche se in effetti i lavori creativi e in particolare il mondo della moda sembrano essere le vittime predilette. Vogliamo parlare del servizio fotografico su Grazia France? Palesemente ispirato a Margot Tenenbaum, un personaggio che di stile ne ha da vendere ... ma questo lo sapevamo già.
Orka Kiely invece, per la sua collezione primavera estate 2014, si è ispirata a Suzy Bishop di Moonrise kingdom, con i suoi abiti color pastello dal sapore vintage, i calzettoni bianchi e una tracolla da portare sempre con se.
Wes Anderson è un regista che si ama o si odia, non ci sono vie di mezzo. I suoi film mettono in azione un mondo chiuso, apparentemente inaccessibile, fatto di dinamiche interne che seguono delle proprie regole. È un universo tanto caotico quanto colorato molto vicino al gioco dei bambini.
"Vorrei vivere in un film di Wes Anderson: inquadrature simmetriche e poi partono i Kinks.
Vorrei l'amore dei film di Wes Anderson, tutto tenerezza e finali agrodolci.
E i cattivi non sono cattivi davvero.
E i fratelli non sono nemici davvero.
Ma anche i buoni non sono buoni davvero, proprio come me e te".
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